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Attività dell’associazione gennaio - giugno 2008


19 gennaio 2008, Buia

Biblioteca Civica

Il nostro consigliere Roberto Tirelli ha presentato il volume Il torrente Corno, edito dalla nostra associazione, di Mossenta e Melchior. Nel corso della serata, è stato sottolineato il tema della tutela delle acque come garanzia anche di quanti vivono lungo i fiumi del Friuli secondo l’esperienza amministrativa di oltre mezzo secolo di Giovanni Melchior, 88 anni, e ancora attivo nello studio delle terre collinari. Lo stesso volume è stato presentato il 10 febbraio presso la Biblioteca Civica di Codroipo.


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Il tavolo dei relatori con l'intervento del consigliere de "la bassa", prof. Franco Rossi

intervento del consigliere Franco Rossi

Il pubblico presente in sala

16 febbraio 2008, San Michele al Tagliamento

Sala “Venudo”

Nella sala “Venudo” del Municipio di San Michele al Tagliamento è stato presentato il libro Rasc e Rasca, del nostro socio Ferdinando Ravagli. Per l’associazione “la bassa” è intervenuto il consigliere prof. Franco Rossi. Rossi che si è soffermato sulle finalità del nostro sodalizio tracciando la storia ed illustrando le ultime opere edite.


9 marzo 2008, Caorle

Centro Civico

Presso il centro civico di Caorle, accanto al Duomo ed allo storico campanile, domenica 9 marzo 2008 si è tenuta l’Assemblea annuale dell’Associazione culturale la bassa. In apertura dei lavori il presidente Enrico Fantin ha salutato i presenti ed espresso la sua gratitudine per l’ospitalità offerta dal Comune. L’assessore alla cultura Luca Antelmo ha portato i saluti dell’amministrazione municipale e del Sindaco dicendosi lieto di conoscere da vicino una Associazione il cui apporto alla cultura fra Lemene e Tagliamento è essenziale ed importante non solo per quanto riguarda la friulanità, ma anche per tutto quanto concerne la storia, l’arte e la letteratura del territorio.

Il presidente Fantin ha consegnato all’assesore una targa ricordo dell’Associazione e un pacco di libri per la Biblioteca comunale, auspicando che i rapporti instaurati in questa occasione possano continuare anche per il futuro.

Si è passati quindi alla relazione morale del presidente sulle attività del 2007 che, posta ai voti, ha raccolto l’unanimità dei consensi. Il cosegretario Benvenuto Castellarin a sua volta ha presentato i documenti di bilancio consuntivo e preventivo che chiudono in pareggio ed entrambi approvati alla unanimità.

Il lavori assembleari sono proseguiti con la consegna della tessera di socio onorario al dott. Pier Carlo Begotti operatore culturale nell’area del pordenonese e della Bassa Friulana.

Il trentesimo congresso dell’Associazione si è concluso con una appassionata relazione storico artistica su Caorle e la laguna veneta dell’architetto Paolo Francesco Gusso.

L'architetto Paolo Francesco Gusso

Il presidente Enrico Fantin consegna lo stemma dell'associazione all'assessore alla cultura della città di Caorle, Luca Anselmo

I soci intervenuti all'assemblea

I soci intervenuti all'assemblea

L'architetto Paolo Francesco Gusso

Il prof Pier Carlo Begotti ha appena ricevuto la tessera d'argento di socio Onorario dell'Associazione. Da sinistra l'assessore Luca Antelmo, Per Carlo Begotti, Enrico Fantin e Benvenuto Castellarin

L'architetto Paolo Francesco Gusso

Centro Civico di Caorle. L'architetto Paolo Francesco Gusso durante la sua prolusione storico-atistico di Caorle e della Laguna veneta


Presentazione del libro: I Salvador nelle terre dei Savorgnan

Ariis, 18 maggio 2008

copertina i Salvador nelle terre dei Savorgnan

 

Nella suggestiva cornice della Villa Otellio di Ariis nonostante il gran diluvio è stato presentato ad un numeroso pubblico il volume recentemente edito da “la bassa”, scritto da Anita Salvador, su “I Salvador nelle terre dei Savorgnan”, raccolta di memorie familiari.

Con presentatore Vito Zucchi, che ha immesso nell’atmosfera giusta con i versi di Garcia Lorca, è intervenuto per primo il Presidente de l’Associazione “la bassa” che ha illustrato l’attività culturale del sodalizio e le sue finalità, compiacendosi per il lavoro di ricerca delle proprie radici di Anita.
E’ poi intervenuto il Sindaco di Teor a portare il saluto del Comune in cui oggi l’autrice vive e subito dopo il sindaco di Rivignano, cui appartiene Ariis, ma anche il casale natio della Salvador. La presentazione del volume è stata fatta dal Direttore responsabile della rivista “la bassa” Roberto Tirelli.
Ne riportiamo il testo.

“La ricerca delle radici familiari” ricerca di una identità: Anita e i Salvador

Un tempo solo la nobiltà mostrava il suo albero genealogico a sostegno del suo ruolo elitario fondato su una discendenza non comune, magari facendolo iniziare con un eroe mitologico o un personaggio illustre. Era una specie di privilegio avere un passato familiare da far valere e, quindi, una identità stabile nel tempo. Ancor oggi ci sono dei cognomi che, in virtù della tradizione, aprono tutte le porte e ottengono considerazione a prescindere da chi ne sia il latore.

La gente comune, il che voleva dire i contadini poveri di tutto, era privata anche della possibilità di darsi una storia propria, non a caso definita “senza storia”, e per consolazione dell’essere nulla o al massimo cose (res), masnada, massa, etc, veniva a supplenza solo il culto religioso dei morti, legato non alla vita terrena, ma alla vita eterna. Il ricordo di un antenato passava attraverso il racconto orale, ma si disperdeva nella fragilità della memoria umana e nel trapasso generazionale, al rompersi, per un motivo qualsiasi, della catena narrativa.

E’ vero che, a partire dalla seconda metà del Cinquecento, le parrocchie hanno incominciato a tenere i registri, ma essi raccontano prevalentemente il percorso di una vita attraverso delle date: il battesimo, la cresima, il matrimonio, la morte. Di migliaia di persone “registrate” non si sa null’altro e, spesso, nel ripetersi dei nomi e dei cognomi, nelle calligrafie non sempre chiare dei sacerdoti redattori, fra inevitabili errori, diventa arduo costruire l’ascendenza di una persona. Non di rado accade anche con le anagrafi civili, in vigore da un paio di secoli, perché gli addetti dei municipi non sono infallibili e non è loro richiesto fornire dati non ufficiali, privati.

Ricostruire perciò all’indietro il cammino di una umanità umile è una singolare forma di” pietas”, virtù che gli antichi avevano riconosciuto a coloro che avevano cura dei loro anziani sia vivi che, soprattutto, morti. Il viaggio degli eroi all’Ade e, nella tradizione aquileiese, di Cristo stesso agli Inferi, significava appunto andare al proprio passato non vissuto per colmare il vuoto di conoscenze del presente ed anche Dante Alighieri nel suo itinerario nell’aldilà non mancherà di trovare il suo avo Cacciaguida ed altri “maggior sui”.

Oggi è già un fatto positivo che si possa aprire qualche cassetto dimenticato per fare uscire non solo i nomi, ma anche i volti, fissati nelle fotografie, di coloro che ci hanno preceduto, riconoscerne le fattezze familiari, ma il nostro modo di vivere e di pensare ha sminuito l’esercizio della memoria, ha favorito il disperdersi delle testimonianze che potrebbero aiutarla.

In particolare le imposizioni culturali degli ultimi decenni ci hanno forzato a non tener conto delle “sequenze familiari”. In effetti, senza incorrere in alcun moralismo, dobbiamo constatare che la nostra società, nel suo complesso, si sta “defamiliarizzando”, in un processo iniziato con la fine del modello patriarcale e che ora intacca il modello nucleare. Quale memoria ci può essere nella polverizzazione familiare o nel modello cosiddetto allargato, per non parlare di altri fenomeni?

Non è solo una questione di DNA, per questo ci pensa la scienza a dirci della paternità e maternità biologica di una persona, o a ricostruire il suo cammino storico rivelando in noi quanto ci sia di longobardo o di celtico.

Si è perso il filo della memoria perché si sono cancellati i nomi, i luoghi, le circostanze, i costumi.

E ciò perché la memoria non è fatta solo di neuroni, ma in gran parte attiene a dei sentimenti. Nella “comunità di affetti” si coltivano i ricordi comuni, assai meglio che su un freddo documento, seppur possa esserci.

La coltivazione della memoria familiare è ancor più significativa quando si tratta di gente umile. In questo caso davvero, come dice l’autore medioevale “siamo dei nani sulle spalle di giganti”. Il nostro benessere, il nostro progresso come persone e come società, sono maturati troppo recentemente per essere frutto solo dell’impegno della generazione che ne gode. E’ un cammino lungo ove contano i sacrifici degli umili ignoti, di coloro che non erano né istruiti né ricchi, né avevano la “notorietà” e neppure l’“immagine”. Erano però dei “giganti” perché offrivano il senso della appartenenza: tutti erano figli di una famiglia, inseriti in una comunione di vita a diverse consistenza dal cortile, al casale, al borgo, al paese…

Non ci possono essere memorie familiari che non si colleghino ad un aspetto materiale, visivo, la casa innanzitutto, ove collocare la sede dei ricordi.

Noi siamo ciò che abbiamo il coraggio di ricordare. Senza memoria non solo il passato, ma lo stesso presente appare privo di senso. La stessa parola progetto deriva dal latino projectum, ovvero prendere una memoria, una cosa passata e lanciarla nel futuro, dargli direzione e senso. Il ricordo sta alla base del sentimento della nostra identità e restituisce coerenza alla nostra storia. Andare indietro nel tempo è ritrovare tanta parte di noi stessi, coloro che venivano definiti “ i nostri autori”, espressione bellissima usata in taluni testamenti che ci fa sentire non padroni assoluti del nostro destino,ma compartecipi di un itinerario nel tempo.

Ariis, 18 maggio 2008. Villa Otellio

Ariis, 18 maggio 2008. Villa Otellio. da sinistra: Vito Zucchi, Roberto Tirelli, il presidente Enrico Fantin, Fabrizio Mattiussi sindaco di Teor, l’autrice Anita salvador, Gianfranco Ellero, presidente Centro friulano Arti plastiche e Isabella Deganis.

Il passato vive con noi nella “eredità d’affetti” che ci è stata lasciata. E riscoprendo le radici familiari non siamo più dei “senza storia”, “un popolo disperso che un nome non ha”. Il paradosso odierno è che con difficoltà si ricordano persino i “nonni” e vi è la perdita del senso della parentela, il tutto ovviamente causato dal venir meno della convivenza fra le generazioni e del contatto non soltanto verticale, ma anche orizzontale all’interno della famiglia. Nel momento in cui sempre di più si afferma una storia a dimensione globale è nostro dovere riappropriarci della storia come persone e come famiglie, ricostruendo la genealogia come elemento identitario, conservando sul modello degli antichi i nostri “lari”, i “penati”, ripetendo come fa la Bibbia la sequenza dei progenitori o anche sul modello delle vicende dell’autore di un romanzo che fece successo qualche anno fa “Radici”, un discendente di schiavi che riesce a ritornare alla sua tribù africana con il ricordo del nome dell’antenato pure lì conservato.

Fatte queste considerazioni veniamo alla preziosa testimonianza familiare di Anita sui Salvador, che, non a caso, è dedicata ad una nonna. Una nonna che è il simbolo di quel Friuli che noi d’una certa età abbiamo conosciuto nella nostra fanciullezza, negli anni Cinquanta, quando il nuovo non aveva fatto ancora il suo ingresso dirompente, squassando dalle radici in nome della modernità il legame con il passato. Erano le nonne a raccontarci, a darci il dono della memoria, a darci la dimensione del tempo: sono state all’origine della passione per la storia, non quella grande affidata ai libri, ma quella degli ultimi di cui ha parlato padre Turoldo.”

Al termine le nipotine più giovani di Anita le hanno portato dei fiori e l’autrice con parole commosse ha evocato la sua famiglia, presente con i numerosi rami dei Salvador, fra i quali il nucleo di Canussio.

Vito Zucchi ha poi introdotto la seconda ragione dell’incontro: la presentazione dei quadri ispirati a Romeo e Giulietta friulani a cura del Centro Friulano Arti Plastiche per il quale sono intervenuti per una presentazione storica il prof. Gianfranco Ellero, Presidente del Centro, e per una presentazione artistica la prof.ssa Isabella Deganis Vice Presidente.

Numerosi gli illustri ospiti tra i quali l’ing. Roberto Foramitti in veste di artista e il poeta Galliano Zoff.

Roberto Tirelli