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copertina numero 51 la bassa

la bassa 51

Articoli e saggi nella nostra rivista “la bassa/51” - dicembre 2005

In copertina:

Particolare della “CARTA / FORI IVLII ACCURATA DESCRIPTIO ” dal Theatrum Orbis Terrarum di Abram Oertel, Anversa 1573.
“Crocifissione di Cristo” Sacra rappresentazione della Passione, Venerdì Santo 2004 Precenicco (Fotografia tratta dalla tesi di Marika Anastasia)

Enrico Fantin
Editoriale, p. 7

Il presidente comunica ai soci e ai lettori che l’associazione, dopo ventisette anni di attività, ha raggiunto la sua duecentesima pubblicazione.

Informa poi che i soci che nei primi giorni di Dicembre riceveranno, assieme alla rivista la bassa/5l anche la terza edizione aggiornata de gli “Indici”: “opera alla quale il nostro Socio, Ermanno Dentesano, ha voluto impegnarsi con piena e sapiente dedizione, al quale, non soltanto l’associazione, ma tutto il mondo degli studiosi deve un plauso e un ringraziamento per questo dono che permetterà una rapida consultazione di tutte le nostre duecento pubblicazioni”. Inoltre “un lavoro encomiabile svolto dagli alunni della Scuola Primaria “Pacifico Vallussi” di Talmassons. Tale lavoro è stato premiato al Concorso Nazionale FA.I. (Fondo Ambientale Italiano) 2005 “Un sentiero per il bello”, classificandosi al terzo posto nazionale e al primo assoluto a livello regionale. Quindi l’associazione intende promuovere una fattiva collaborazione con il mondo della scuola e si rende disponibile anche per altri lavori.

Per rimanere sempre nel tema dell’istruzione, in questo numero della rivista avrete la sorpresa di trovare alcuni contributi di tesi di laurea di nostri iscritti: Soci che hanno saputo farsi apprezzare sviluppando argomenti già trattati in talune nostre pubblicazioni.

Siffatto loro traguardo ha significato e dimostrato che le nostre fatiche, alla fine, sono state premiate e hanno dato quei lusinghieri risultati che ci eravamo prefissi.

Purtroppo, come del resto era prevedibile, la nostra associazione sta scontando gli effetti di politiche regionali tese al risparmio e, sino alla fine di settembre, mentre sto scrivendo questo editoriale, non è arrivato nemmeno un euro del contributo promesso e stanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia per l’anno 2005.

Inimmaginabili, quindi, i sacrifici. che abbiamo dovuto affrontare per onorare gli impegni da noi assunti con le varie maestranze.

Al fine di fronteggiare con maggior serenità i nostri essenziali programmi futuri, in quanto oltre al taglio di contributi da parte delle istituzioni pubbliche sono aumentati anche i costi tipografici e postali, abbiamo dovuto ritoccare sensibilmente le quote sociali, che da diversi anni erano rimaste invariate, adeguandole agli importi di altre associazioni.

Confidando della Vostra fiducia e nel sostegno alla nostra associazione anche per l’avvenire, a nome anche del Consiglio Direttivo intendo ringraziarvi e porgere i migliori auguri per le prossime festività natalizie”.

Margherita Caracci
Religiosità e Inquisizione *(parte prima), pp. 7-53

A conclusione di questo sofferto corso di studi mi sono domandata di che cosa avrei voluto occuparmi per l’ultimo passo, la tesi. Nella vita di tutti i giorni non mi dedico al diritto anche se il diritto entra nella vita di tutti i giorni infinite volte, è una presenza costante e tutti, anche se inconsapevolmente, ne veniamo in contatto.

Gli argomenti potevano dunque essere molteplici. Una cosa sentivo come punto fermo: volevo parlare anche del Friuli. volevo che questa mia terra partecipasse con me ad una soddisfazione un po’ tardiva.

(…) Stavo riflettendo sul da farsi, quando mi è capitato fra le mani un libro che trattava un argomento che non conoscevo e che subito mi ha affascinata: parlava di benandanti, di lotte per la fertilità, di antichi culti agrari, di uscita in spirito. Ho voluto saperne di più e sono stata catapultata in altri anni, ho incontrato streghe, eretici, sciamani, ho conosciuto forme di religiosità popolare straordinarie e, più scorrevo le pagine, più mi accorgevo che quello sarebbe stato ciò a cui mi sarei dedicata, avevo trovato il tema che cercavo…

(*)Dalla tesi di laurea in Sociologia del Diritto sostenuta il 10 dicembre 2004, presso l’Università di Bologna - Facoltà di Giurisprudenza - Anno Accademico 2003 – 2004. Relatore prof.ssa Stefania Pellegrini).

Roberto Tirelli
La Bassa friulana e la crisi del Nord est, p. 55

Una rivista di cultura, per alcuni, dovrebbe occuparsi solo di argomenti accademici e sottrarsi alla realtà in cui vivono ed operano quotidianamente i suoi redattori e lettori. Non è cosi. Non può essere così poiché già “la bassa” sta scontando gli effetti di politiche regionali tese al risparmio, che non riescono nemmeno più a fornire l’essenziale finanziamento per un minimo di pubblicazioni. Si possono criticare le scelte politiche dei beneficiari dei fondi pubblici, l’insensibilità per la cultura dei pubblici amministratori, le mancate promesse, ma c’è anche da rendersi conto che un po’ alla volta, a prescindere dal colore politico di chi comanda, nulla sarà “come prima” qui nella Bassa friulana, come nell’intero Friuli e nel più ampio Nord est italiano….

Marika Anastasia
La festa e le tradizioni nella Bassa Friulana*, pp. 47-92

Il significato della festa si può analizzare risalendo allo studio delle società agricole, in cui la ritualità è in stretta relazione alla natura, alla scansione stagionale e alla produzione agricola.

L’ambiente agro-rurale è fondato sul lavoro ripetitivo e faticoso dell’agricoltore, scandito da fasi di duro impegno come nel periodo estivo, in cui si concentrano i maggiori lavori agricoli (mietitura, vendemmia), e da fasi di riposo, come nel periodo invernale (da dicembre a febbraio).

Questi lavori sono ritmati dalle stagioni che scandiscono il ritmo delle operazioni produttive. I due solstizi circoscrivevano un periodo fondamentale del lavoro contadino, con le relative feste. Il rituale solstiziale non è scomparso nella società moderna; infatti, le feste che inaugurano un nuovo ciclo vitale sono il Capodanno, l’Epifania (in corrispondenza del solstizio invernale) e la notte di San Giovanni (corrispondente al solstizio estivo), feste in cui si ritualizza l’arrivo della nuova stagione con l’accensione di fuochi e con riti propiziatori per garantire un’annata buona (come ad esempio l’analisi dell’andamento del fumo del falò epifanico o i riti scaramantici di Capodanno)...

(*) (Stralcio della tesi di laurea in antropologia Culturale sostenuta il 30 marzo 2004 presso l’università di Udine “La festa e le tradizioni calendariali nella Bassa Friulana“ (Precenicco e Latisana) – Anno accademico 2003-2004. Relatore prof. Gian Paolo Gri)

Franco Gover
Ricardi di Netro, il conte artista, pp. 93-97

Nel luglio 2003, alle soglie degli 80 anni, è scomparso a Strassoldo il conte Alessandro Ricardi di Netro, che in questa sede desidero ricordarlo quale affermato e raffinato artista. Pur essendo nato a Torino nel 1924, egli ha abitato da sempre nel Castello di Colloredo di Monte Albano (nell’ala settecentesca), essendo discendente e parente di tale famiglia comitale. In tal senso, appare completo, intimo e struggente il ricordo che ha lo scrittore Stanis Nievo, amico di sempre e coabitante nel Castello (cfr.: Ricardi di Netro nel ricordo di Stanis Nievo, in “Messaggero Veneto”, Udine 23.07.2003, p. XI)…

Antonio Beltrame
Zuan e Catine (la femine di Rico), p. 98

Rico, l’on da la Catine al ere supertiziôs, ma i seben che a ere pizzule e a oltrepassave i novante ains, a ere une femine superstiziose al massim. Catine a veve tante pore di un siart Zuan parsè che a lu tignive par un striòn. Bastave che a i fases un semplis motu cun li’ mans par terorizâle, e i à scomensave a suplicâlu par ch’a la lasses in pâs. Une volte, mi contave mê mari, che a i à dât un pûs di milus, e i, che a ere golôse di chistis pomis, a à subite emplât li’ sachetis dal grumâl e dopo a si è inviade viars cjase…

Anita Salvador
La sielte dal Fumul, pp. 99-101

Fin a cjaval de metât dal secul passât, intai nestris paîs, il compit di proviodi e di lâ a lavorâ fûr cjase e vie pal mont al jere dal om.

Cuant che o jeri frute sintivi a dî che Mondo, par lâ a cjatâsi un lavôr, al jere lât fintremai in France. No che la France sedi insomp dal mont, ma il biel al jere che par rivâ fin là, Mondo, nol veve doprât ne la machine e nancje il tren: al veve doprât lis sôs gjambis che chês no i costavin nuie…

Maria Teresa Corso
Ancora qualche appunto sui Tron, p.102

Di recente, consultando un testo che elencava tutta una serie di armi ho notato che una lancia, chiamata corsesca si avvicinava molto alla decorazione riportata sullo scudo araldico dei Tron; era una lancia che faceva parte del corredo di un militare, di un soldato nel XVI secolo, nella parte alta della quale stava una decorazione chiamata in araldica gigli, che altro non sono che punte di lancia chiamate corsesche…

Gianfranco Ellero
Pertegada? Nella Venezia Giulia!, pp. 103-105.

Dalla tesi della dott.

Sull’etichetta di una bottiglia di vino prodotto in Friuli si leggono le seguenti parole a epigrafe, che qui riproduciamo omettendo il nome del produttore:

Pinot bianco / Venezia Giulia / Indicazione Geografica Tipica / Pertegada

Non sappiamo quale sia l’autorità (legale, non certo culturale) che autorizza tale “indicazione geografica tipica”, ma siamo certi che si tratta di un’informazione fuorviante anche sotto il profilo commerciale, e proprio per questo siamo altrettanto certi che il produttore è vittima di un macroscopico errore culturale…

Renata Visintini
Profun di ginestre, p. 106

Le tò anime infinide
cun man delicade
mi carece al cûr…

Gianni Strasiotto
Enrico Metz detto “El Mess”, pp.107-114

Ai tempi del “filò” (o della “fila” a seconda delle influenze dialettali) fiorivano vari racconti, arrivati fino a noi dalla tradizione orale, con tanti fatti di cronaca più o meno lontani nel tempo. Mio padre, nato nel 1904, era un custode delle memorie legate alla vita dei nostri paesi: conosceva fatti, aneddoti, fiabe, canti popolari, vita dei santi, preghiere particolari. Da ragazzo aveva lavorato nello scavo delle trincee, non lontano dal fronte del Piave, poi in lavori di bonifica nella zona del lago d’Orta e nel Comune di S. Michele al Tagliamento, per ultimo in ferrovia….

Mauro Buligatto
Da nomi di luogo a cognomi (parte prima), pp. 115- 130

In un precedente contributo, facendo riferimento all’Antica Grecia, abbiamo avuto l’opportunità di ricordare la struttura identificativa dei soggetti. Nello specifico si evidenziava come fosse in uso il toponimo d’origine della persona, ai fini di una differenziazione fra individui aventi lo stesso nome. Vi sono poi delle casistiche in cui, a fronte degli originari elementi di riconoscimento, si utilizza l’etnico: Alessandro Magno è tuttavia noto sotto l’appellativo il Macedone oppure Napoleone I Bonaparte viene detto anche il Corso. In ulteriori fattispecie è possibile assistere a un processo ove l’etnico assume maggiore popolarità rispetto “all’architettura nominale” della persona…

Roberto Moschion
Un prete rabdomante di San Vito al Tagliamento, pp. 131-132

Sfogliando il registro delle deliberazioni del Podestà di Travesio, mi sono imbattuto in un documento alquanto singolare: si tratta della Seduta del 28 maggio 1929, nella quale si assegnava ad un rabdomante l’incarico per cercare delle fonti d’acqua potabile nella zona di Toppo.

La scarsità d’acqua in quest’ultimo paese era secolare; infatti già in documenti degli inizi dell’Ottocento gli abitanti di Toppo si lamentavano per la mancanza d’acqua potabile…

Roberto Tirelli
La lezione amara ma salutare del referendum: un appuntamento mancato con il Friuli per San Michele al Tagliamento, p. 133

A distanza di mesi con gli animi più sereni torniamo a riflettere sul referendum tenutosi a San Michee al Taglialnento a fine maggio 2005. La consultazione a lungo invocata, era stata indetta per decidere e il Comune amministrativamente avrebbe continuato a far parte della Regione Veneto ed alla Provincia di Venezia, oppure sarebbe passato alla Regione Friuli Venezia Giulia in ragione della sua storia e della sua cultura. Il quorum per il passaggio al Friuli Venezia Giulia non è arrivato e per qualche centinaio di voti, perduti non a Bibione (ove il prevalere dei no era certo), ma a Cesarolo e San Michele capoluogo in particolare la riunificazione storica è sfumata. Ce ne dispiace e molto poiché il ritorno al Friuli era giusto e giustificato…

Enrico Gnesutta
Personaggi che lavorano per le comunità: Vanni Martinis, p. 135

Tante volte non serve andare per monti, come nella vallata di Sutrio, oppure nel Trentino, per trovare dei bravi maestri della sgorbia. Sembra anomalo ma si possono incontrare anche nella pianura dei bravi scultori, come nel nostro caso, che con tanta voglia e passione danno forme entusiasmanti ai pezzi di legno che di volta in volta vengono da loro stessi ricercati. Da sei anni Vanni Martinis, meccanico quarantatreenne residente a San Paolo di Morsano al Tagliamento, dedica il tempo libero al suo hobby preferito: la scultura. Questa sua passione comincia per caso quando, durante una pausa sul lavoro, per rompere la monotonia inizia a scheggiare con il coltellino un pezzetto di legno, fino a intagliarvi un pappagallino. All'inizio scolpisce figure di uccelli, dei quali si interessa da sempre; in seguito, dopo essersi perfezionato nei disegni, è passato alla figura umana, con ottimi risultati…