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copertina numero 52 la bassa

la bassa 52

Articoli e saggi nella nostra rivista “la bassa/52” - giugno 2006

In copertina:

Particolare della CARTA / FORI IVLII ACCURATA DESCRIPTIO dal "Theatrum Orbis Terrarum", di Abram Oertel, Anversa 1573.

Marcinelle, 8 agosto 1956. L’attesa dei parenti nel giorno della tragedia (foto Camille Detraux e R. Paquay, tratta da "Minatori in Belgio" di Graziano Ceretti, ed. "la bassa", S. Michele al Tagliamento (Ve)1993, p. 44).

Enrico Fantin
Per non dimenticare Marcinelle, pp. 5-9

È già passato mezzo secolo dall’immane tragedia di Marcinelle dove l’Italia rimase sconvolta da quell’eccidio.

Fu una sciagura che aveva turbato l’intera Europa lasciando un segno indelebile non solo nella memoria dei loro familiari ma anche a tantissima gente e in particolar modo ai ragazzi.

L’anno 1956 aveva riservato un altro dramma: l’affondamento del transatlantico "Andrea Doria" al largo della costa atlantica degli Stati Uniti.

Quell’estate le radio trasmettevano ininterrottamente notizie funeree, ma Marcinelle aveva superato tutto.

Duecentosettantadue minatori rimasero bloccati nelle viscere della terra. Solo sette uomini riuscirono a tornare fuori vivi.

I 136 italiani presenti nella miniera, di cui cinque veneti e sette friulani, morirono tutti: erano i famosi "musi neri" che abitavano con le famiglie in squallide baracche della zona.

la bassa, intende ricordare questo tragico avvenimento non con uno sterile esercizio della memoria, ma con un’attenta riflessione di un evento del passato che ha segnato in modo drammatico, doloroso e stravolgente la vita di tanti lavoratori con i quali condividiamo le lotte e le speranze di oggi…

Margherita Caracci
Religiosità e Inquisizione *(parte seconda), pp. 11-34

> I processi contro i benandanti

2.1 Il primo processo (1575-81). Battista Moduco e Paolo Gasparutto: la mitologia agraria e le battaglie e notturne.

Il primo studioso che si è occupato dei processi contro i benandanti è stato Carlo Ginzburg, in un suo interessante saggio uscito nel 1966, che ancora oggi rimane l’analisi più completa e stimolante sull’argomento.

Il primo processo riguardò Paolo Gasparutto di Giassico e Battista Moduco di Cividale, processo che iniziò nel marzo 1575 e si concluse nel novembre 1581 anche se, come puntualizza Franco Nardon, la prima denuncia verso benandanti dovrebbe essere considerata quella contro Aquilina di borgo Grazzano, che risale al 17 settembre 1574 .

Quello contro il Casparutto e il Moduco dà inizio ad una serie di procedimenti verso i benandanti, uomini e donne, che sostengono di combattere la notte contro streghe e stregoni per la fertilità dei campi e la prosperità dei raccolti. Questa credenza sembra non essere presente in alcuno dei processi per stregoneria e superstizione tenuti al di fuori dei Friuli. Ricorda Ginzburg che "l'unica, straordinaria eccezione è data dal processo contro un lupo mannaro livone, svoltosi a Jurgensburg nel 1692", dunque più di un secolo dopo e all’altro capo dell'Europa. Certo è che la somiglianza fra questo processo e quello contro i friulani è sorprendente...

(*)Dalla tesi di laurea in Sociologia del Diritto sostenuta il 10 dicembre 2004, presso l’Università di Bologna - Facoltà di Giurisprudenza - Anno Accademico 2003 – 2004. Relatore prof.ssa Stefania Pellegrini).

Cristina Driusso - Isabella Magello
Il complesso di Villa Mocenigo-Biaggini Ivancich. Restauro: conservazione e recupero delle Barchesse, pp. 35-50 Presentando il nostro lavoro sul Complesso di Villa Mocenigo-Biaggini-Ivancich, non parleremo certo di monumento sconosciuto né forniremo nuove informazioni storiche che lo riguardano; tutto ciò è stato ampiamente trattato in diversi libri e periodici locali che delineano nell’insieme un quadro completo dell’evoluzione storica dei lavori corpi edilizi, delle informazioni dei proprietari, autentici innovatori e protagonisti di storie di cui oggi ancora si parla, oltre al primo documento dello stato di conservazione delle Barchesse tra gli anni Ottanta e Novanta.

Il nostro interesse è presentare un progetto di restauro e di recupero architettonico quale possibile proposta di intervento che tenda a risolvere le difficili problematiche che affliggono il complesso di Villa Mocenigo-Biaggini-Ivancich ed evitare il perdurare di quella condizione che lo ha già profondamente trasformato e che può condurre solo alla perdita irreparabile. È tempo di volgere finalmente lo sguardo al futuro di questo monumento, invece che sempre al suo passato; è necessario proporre interventi concreti di restauro delle Barchesse e del parco, che suscitino un "cambiamento di stato", poiché il recupero di un bene, e con esso la sua memoria collettiva, rappresenta un investimento per le future generazioni…

Enrico Fantin
Appunti di storia dell’ospedale di Latisana, pp. 51-69 Il 23 novembre 2005 è stato presentato nella sala conciliare dei Comune di Latisana il progetto di ristrutturazione complessiva dell’ospedale latisanese.

Trattasi di un progetto che prevede la ristrutturazione generale e la messa in sicurezza di tutto l’edificio (anche dal punto di vista antisismico); in realtà però si procederà non solo con interventi strutturali, ma anche con una globale riorganizzazione del sistema ospedale in funzione della sua efficienza futura.

Nello stesso incontro con la popolazione il presidente Enrico Fantin, invitato dall’azienda Sanitaria Ospedaliera, con l’ausilio di materiale audiovisivo, ha ripercorso un’evoluzione lunga quasi 500 anni da quando nel 1572 si ebbe la prima notizia di un ospedale nel latisanese…

Antonio Beltrame
Cuant che i cjargnei a vignivin a la Basse, p. 71-72

I scomensi cun frasis ch’a si riferivin ai cjargnei, ch’à son i abitants da la Cjargne.

A si diseve cussì: "a vegnin iù da la Cjargne, batint il tàc, cul la pipe in sachete e senze un fregul di tabàc", e no baste, a si iù clamave encje "cjargnei senze Diu e cun l’anime di cartòn"; opure: "chei dal clàp". La definizion, a ere completamenti esagerade, parsèche à ere bune e brave înt. Fin a sincuante ains indavôr, à vignivin iù par solit in autun diviars di lôr, cui ciàrs tirâs dai mui par vendi ciastinis, e fra chei a erin i cussì clamâs "fusârs". I scomensi cun chei ch’à mi son restâs pì imprès, e precisamenti di un on e di une femine, che senze fal a si presentavin insieme a une fie, ogni an cu li ciastinis. A erin veramenti tànt simpatics. Lui al si clamave Iacu, e ì Anastasie. A si fermavin cualchi zornade a vendi in tai paragios, e di not à durmivin in ta la nostre stale…

Franca Mian
La metodologia storica nelle opere di MGB Altan, pp. 73-74

Conformemente alle esigenze di una ricerca scientifico-letteraria moderna, la quantità di dati e informazioni che l’autore ci ha lasciato dovrebbe essere considerata come un esposto nel corso del quale emerge evidente la relazione dell’autore con la sua stessa esistenza sociale e culturale. Resta pertanto assodato che la sua ultima opera sulle comunità contadine del Friuli (completata dalla storia delle comunità slavo-russe e bizantino-slave del vol.II, Ed.Chiandetti), non solo si configura come sorpresa allietante ma anche come una primizia contenutistica di notevole rilevanza che, nella febbrile e sorprendente attività di questo storico, ha già visto tanto lavoro con una precedente e folta rosa di testi e articoli (di cui l’elenco è stato realizzato e pubblicato a tempo di record da Enrico Fantin, Presidente de "La Bassa" nel n.50 del 2005); l’ultimo tra essi, già citato, è un altro contributo di avanguardia che, nello scorrere delle pagine, evidenzia l’incombere della tradizione non scritta ma rigorosamente osservata sugli usi comunitari contadini, con tutto il loro peso nella sfera morale dei tempi, dall’epoca celtica e romana al Medioevo e all’Età moderna…

Franca Mian
A proposito dell’isoglossa Kurm, pp.75-77

Nelle famiglie linguistiche, specialmente in quella indoeuropea, si ritrovano morfemi e lessemi semito-camitici: ciò si deve indubbiamente alla situazione linguistica esistente all’inizio dell’età neolitica, entro un territorio estesissimo che andava dal Mediterraneo occidentale all’India, con a sud l’Etiopia, l’Arabia meridionale e a nord il Caucaso. Entro quest’area erano vive una moltitudine di parlate, suddivise a seconda dei vari gruppi etnici che le usavano, aventi alcuni elementi in comune tramite isoglosse parziali, con senso talvolta leggermente modificato ma molto estese. Sulla base indicata come sostrato indo-mediterraneo si vennero formando le prime manifestazioni del semito-camitico e dell’indoeuropeo…

Luciano Angelini
Lignano: spunti ed idee per il rilancio, pp.79-81

Sono nato in Romagna e le vicende della vita mi hanno portato a girare il mondo per lavoro, un lavoro analitico, ma anche operativo nel campo dell’economia.

Sin dagli anni settanta dei secolo scorso mi sono particolarmente affezionato al mare, alla spiaggia alla laguna, alla foce del Tagliamento, ed alle pinete di Lignano, dove ho anche una residenza.

Il declino delle presenze turistiche, che colpisce duramente anche la nostra Lignano, mi rattrista in modo particolare, ma mi induce anche ad alcune considerazioni e spunti di riflessione da cui scaturiscono talune idee-forza per un piano di sviluppo e rilancio.

Come funziona un piano di sviluppo locale? Attorno ad un tavolo, sotto la sapiente regia di economisti e sociologi dell’economia, si radunano tutti i rappresentanti delle categorie produttive e degli enti locali territoriali. Si parte con la decisione di stabilire qual è il punto di forza della comunità locale su cui far leva e concentrare risorse ed energie. Nel nostro caso non può che essere l’industria dell’ospitalità, l’industria turistica. Si tratta poi di stabilire i compiti dei vari soggetti pubblici a cui spetterà la "govemarce", e privati. Una volta stabilito chi fa cosa, ognuno dovrà scrupolosamente fare la propria parte come sancito per iscritto in appositi protocolli d’intesa…

Gianfranco Ellero
Il giro d’Italia a Udine e a Latisana nel 1910, pp. 83-87

Il secondo Giro d’Italia transitò per il Friuli il 18 e il 20 maggio 1910. I corridori dovevano percorrere, un giorno sì e un giorno no, 3.027 chilometri in dieci tappe: da Milano a Udine, per giungere poi a Bologna, Teramo, Napoli, Roma, Firenze, Genova, Mondovì, Torino, e di nuovo a Milano.

Il quotidiano "La Patria del Friuli", al quale ci rifaremo per questo contributo, descrisse la gara il 14 maggio, rendendo noto l’itinerario friulano della prima tappa: Sacile, Pordenone, Campoformido, Udine.

"Dobbiamo essere grati – scrisse il giornalista – a chi stabiliva quale meta della prima tappa il Friuli, Udine; sono questi "giri", questi avvenimenti disportivi, che affrettano agli italiani la conoscenza e soprattutto la visione della loro Patria nelle sue varie città e regioni: e "conoscere" vuol dire amare…"…

Maria Teresa Corso
Le rendite dei rustici di Marano nel XII secolo attraverso lo studio del rotolo censuale del Capitolo di Aquileia, pp. 89-93

Durante l’età medievale vi era un sistema censuale che consisteva nell’obbligo di fornire delle quote di prodotti agricoli, di denaro o di prestazioni lavorative alle autorità: per Marano le rendite venivano incamerate dai ministeriales del patriarca aquileiese due volte all’anno (placiti christianitatis), una a San Michele (29 settembre), o al placito di Maggio.

Il placitum christianitatis era l’assemblea generale e si teneva ad Aquileia, in cui spesso vi si discuteva sulla condotta privata dei sacerdoti, proposti alla pieve; in quella del 1190 si stabilì l’ordine secondo il quale la rendita della giurisdizione ecclesiastica al pievano di Marano non si sarebbe tolta e questo per tutto il tempo della sua vita...

Franco Gover
Agelindo Modesto, protagonista dell'oreficeria friulana, pp. 95-98

Nella panoramica storico artistica friulana del Novecento, Agelindo Modesto occupa certamente un posto di tutto rilievo per quanto attiene all’oreficeria sacra, anche se ai più risulta pressoché sconosciuto.

Intendo proporre, anche se brevemente per ragioni di spazio, questo singolare figura ai lettori de "la bassa", avendo documentato sue opere anche nel nostro territorio, nel corso di mie ricerche nella ricorrenza del Centenario della nascita (2004) e pubblicate in altra sede.

Agelindo Modesto nacque a Majano il 9 novembre 1904 da una famiglia di agricoltori nella quale però, come mi viene evidenziato, scorreva la vena artistica (anche due suoi fratelli si distinsero nel campo dell’arte)…

Roberto Tirelli
L'assedio di Marano negli anni 1513 - 1514, pp. 99-101

Nella notte del 13 dicembre 1513 con un inganno, le forze imperiali comandate da Cristoforo Frangipane si impadroniscono della fortezza veneta di Marano. La guarigione è colta di sorpresa anche perché considerevolmente ridotta a causa della difficoltà della Serenissima a pagare i mercenari per mancanza di liquidità. Il comandante della fortezza Nicolò Tiepolo era stato richiamato per consultazioni in patria e così il sacerdote pre Bortolo da Mortegliano aveva potuto ordire la sua trama a spese del vice provveditore l’inesperto Alessandro Marcello.

Nessuno si attendeva una azione degli imperiali anche perché era inverno, stagione non propizia alla guerra ed era in vigore una tregua nella guerra che, fra alterne vicende vedeva contrapporsi l’imperatore Massimiliano d’Asburgo all’indomita Venezia…

Federica Ravizza
Un San Floriano a San Mauretto, pp.102-104

Nel chiudersi della mostra di Illegio dedicata a San Floriano, rimane viva l’attenzione, forse la curiosità, per questo Santo. Esaustivo il ricco volume San Floriano di Lorch - atti del convegno internazionale di studio (Ed. Skira, €40) che ne registra tutte le varianti iconografiche. Grazie a tale opera possiamo ora segnalare un San Floriano rinvenuto a San Mauretto.

A San Giorgio al Tagliamento, costeggiando l’argine del fiume, ci si imbatte nella piccola chiesa di San Mauretto, restaurata nei primi anni ottanta. Già nel finire degli anni settanta Monsignor Pivetta, parroco di San Giorgio, si era occupato della chiesa votiva che andava in rovina; dal tetto sconnesso entrava l’acqua piovana, rovinava arredi ed inzuppava le tele di gusto popolare che pendevano dalle pareti laterali ed allora, alcuni quadri furono portati in canonica, altri vennero reintelati per fermarne il degrado. Oggi la custode, un’anziana paesana che ci viene incontro con un cappello di paglia che sarebbe piaciuto a Giandomenico Tiepolo, apre la porta della chiesetta e mostra un’unica tela rimasta alla parete….

Davide Lorigliola
Flambro. La memoria perduta che riduce in pezzi le radici del male, pp.105-108

Un’esistenza ritualizzata, nell’età delle libertà e del relativismo. L’ubbidienza nativa ai comandi dei padri, mentre dappertutto i padri si accartocciano su se stessi come foglie secche di autorità. Il controllo della comunità sull’individuo e l’inclusione in un gruppo, in una società di monadi gaudenti assillate da una privacy capace di far sembrare importante la loro solitudine.

Flambro è il Mondo Perduto il Conan Doyle, valle di un tempo che si è fermato senza isolarsi dal globo. In via dai dollars i bigliettoni verdi degli emigranti hanno tirato su fogolàr da 2.000 euro al metro quadro asciugando il sudore dai Penati, incerando il marmo dei pavimenti, eclissando con discrezione ricevitori digitali e Pc tra la panaríe e le stoviglie di rame. Eppure qui, in questo orlo umido e ultimo di pianura friulana non disseccato dalle idrovore, un rito continua a segnare lo spostamento collettivo nel tempo di una comunità già unita da un’antica pieve matrice e dal bar centrale, e di un popolo ormai indeciso se spedire i figli all’Uc di Berkeley o al Civiform di Cividale. Perché se il pianeta sembra restringersi in uno snobismo indifferente ai luoghi che ospitano l’accadere umano, quello che avviene a Flambro ogni primo sabato di maggio solo a Flambro può avvenire…

Salvatore Errante Parrino
A ricordo di un soprano del Friuli: Disma De Cecco, pp.109-112

"Mio marito aveva potuto stabilirsi a Parigi grazie ad un salvacondotto rilasciatogli da Lenin".

Ebbi un sussulto: l’ala della grande storia mi stava sfiorando nel corso di quella cena. Nella quieta estate di Bertiolo, Nikolaj Lenin, il teorico della dittatura del proletariato, come nelle poesie di Majakovskij, irrompeva con tutta la sua forza rivoluzionaria in quel salotto della provincia friulana facendone tremare le cristallerie. Chi era quella signora che parlava di Lenin con la naturalezza che si usa ricordando un caro amico del proprio marito? E chi era quel marito? E quando, a conti i fatti, poteva essere nato? Proprio quella sera l’avrei conosciuta: era Disma De Cecco, friulana di Codroipo, celeberrima cantante lirica, ma soprattutto, e lei ci teneva a quel "soprattutto" che le aveva aperto ogni porta, moglie del grande scenografo Nicola Benois, quello appunto dei salvacondotto…

Mauro Buligatto
Da nomi di luogo a cognomi (parte seconda), pp. 113- 126

Continua l’esposizione dei nomi di luogo divenuti in seguito cognomi personali…

Enrico Fantin
Personaggi che lavorano per la comunità: Ugo Rassatti, pp.127-130

È sempre difficile tracciare un profilo di una persona che è molto conosciuta e stimata nel paese in cui vive e opera; diventa ancora più arduo se poi lo stesso personaggio è addirittura un amico.

Ma rotto ogni indugio, in quanto era diverso tempo che balenava nella mia mente tale pensiero, mi sono deciso a trovare un momento e incontrare cosi questo straordinario artista: Ugo Rassatti.

Sin dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Settanta eravamo legati dalla comune passione dell’arte pittorica. Partecipammo insieme a delle nostre collettive e a diversi premi "ex tempore" di pittura. Successivamente le nostre strade si separarono in quanto misi su famiglia e i problemi della prima casa mi tennero occupato tutto il tempo libero…

Segnalazioni, pp.131-132

Un significativo acquerello di Giovanni Urbani, raffigurante il fiume Tagliamento dalla sorgente al mare, con i sui tre principali affluenti: il Degano, il But e il Fella, contornato, dalle basiliche, chiese e chiesette, che idealmente si rispecchiano.

Recensioni

Roberto Tirelli, L’Osoppo nel latisanese e nella Bassa Tilaventina (1943-1945);
Gianfranco Ellero, "Con ogni ardor di spirito". Il feudo di Fraforeano dai Molin ai Crotta nel 1752;
Flavio Bornacin, Tajapiera a Fossalta. Contributo alla conoscenza degli scalpellini a Fossalta di Portogruaro, a cura di Valerio Formentini.