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copertina numero 53 la bassa

la bassa 53

Articoli e saggi nella nostra rivista “la bassa/53” - dicembre 2006

In copertina:

Particolare della CARTA / FORI IVLII ACCURATA DESCRIPTIO dal "Theatrum Orbis Terrarum", di Abram Oertel, Anversa 1573; Latisana, 2 settembre 1965. Un guardiano del Genio Civile controlla la piena del Tagliamento (foto arch. Dario Formentini).

Enrico Fantin
Editoriale. Tagliamento: quale futura sicurezza bella Bassa?, pp. 5-9

La nostra Associazione ha appena concluso una lunga serie di serate culturali nei comuni rivieraschi del Tagliamento andando a presentare uno dei suoi ultimi libri: "I passaggi del Tagliamento. Storia e leggenda di guadi, traghetti e ponti attraverso i secoli e il turbine di due guerre mondiali".

Con questo lavoro, oltre ad aver reso un grande servigio alla storiografia del nostro Friuli, abbiamo costituito una raccolta di dati rilevanti che hanno potuto offrire un quadro d’organico d’insieme dell’intero corso del Tagliamento e del suo attraversamento nei secoli. Quindi aver creato un insieme di nozioni utili affinché ogni biblioteca delle comunità rivierasche possa recuperare in pieno il suo ruolo di "naturale" punto di riferimento per la conoscenza dei proprio tratto di fiume.

Nelle stesse sedi, alla fine della serata, il presidente Enrico Fantin sottolineando l’importanza del progetto, concludeva la presentazione con queste parole:

Trattandosi di Tagliamento non abbiamo voluto entrare specificatamente nei problemi della sicurezza de fiume. E' un argomento molto scottante e problematico per tutti. Pertanto, abbiamo voluto concentrarci solamente negli argomenti citati nel titolo del libro, tralasciando casse di espansione o dighe.

Avrei però un desiderio, cioè quello di costruire un grande ponte, che colleghi non sola- mente le sponde di destra e di sinistra ma anche tutte le nostre genti: da nord a sud, dalla sorgente alla foce del Tagliamento, affinché tutte le nostre comunità possano dialogare, perché solo uniti possiamo superare le molteplici difficoltà e insieme possiamo vincere le nuove sfide che ci attendono…Voglio auspicare che i tecnici e chi di dovere, visto che per ben 40 anni hanno potuto studiare tutte le problematiche, trovino finalmente una soluzione che garantisca una sicurezza agli abitanti della Bassa Friulana da possibili future esondazioni, allontanando incubi e pericoli di alluvioni e nello stesso tempo salvaguardino le bellezze che il nostro fiume ci offre…

Tagliamento ultima meraviglia.
Studio e progetto del perito Ivano De Marchi, pp. 10-22

È in maniera molto semplice e comprensibile a tutti che espongo le mie esperienze e i miei studi sul fiume, nel quale ho vissuto gran parte della mia vita studiandone ogni particolarità.

Essere nato a Latisanotta a ridosso del fiume ed aver vissuto personalmente le due terribili alluvioni del ‘65-‘66, nel punto più martoriato, sono stati i fattori stimolanti per iniziare il mio studio del fiume. Un’attenta e appassionata osservazione di ogni fenomeno golenale nel tempo, mi ha portato a dare una soluzione alle sue problematiche, diverse da quante sinora prospettate.

I mutamenti climatici in corso e lo stato di abbandono in cui si trova ci mettono di fronte ad una dura realtà. Sono convinto si possa ancora rimediare lasciando spazio alle idee razionali e sagge…

Daniele Poli - Massimiliano Cabras - Giovanni Paolo Fanzutti
Variazioni del basso corso del fiume Tagliamento nel 1900*, pp. 23-45

…Nonostante le opere di arginatura e rettificazione d’alveo, il fiume ha mantenuto un elevato grado di pericolosità, costituendo una costante minaccia per i centri abitati e le campagne circostanti il suo corso.

Scopo di questo lavoro è la ricostruzione delle modificazioni di corso avvenute nel ’900 lungo il tratto compreso tra la località di Varmo e la foce, valutando se gli interventi antropici intervenuti abbiano contribuito a diminuirne o meno il grado di pericolosità.

È stata effettuata una ricerca storica relativa alle piene che hanno interessato il Tagliamento dal XIV secolo d.C. sino al ’900, seguita dall’analisi della cartografia ufficiale dello Stato disponibile e di otto foto del 1997. Sono stati evidenziati particolari aspetti topografici dell’alveo fluviale per fornire elementi sulla sua evoluzione morfologica avvenuta durante il secolo scorso…

*Rielaborazione della tesina in geomorfologia discussa nell’anno accademico 2004-2005 dal dr. Daniele Poli per la laurea in Scienze Naturali presso l’Università di Trieste. Relatore: prof. G. P. Fanzutti, correlatore: dr. M. Cabras.

Renata Visintini
Al mâr de la vite, p.46

Pensimi / tal mâr dai desidèris / carecimi / fin-chè les mans ’e colin / cjalimi / fin-chè i voi no si siarin / strengimi / fin-chè i bras no s’incrosin / Ciacarimi / fin-chè les orelis ’e àn vòe di sintiti / profumimi / fin-chè al miò jessi / al sint intôr al tò odôr / incrose / al miò cûr cul tò / fin-chè al divente un sôl.

Margherita Caracci
Religiosità e Inquisizione *(terza e ultima parte), pp. 47- 82


3.1. I benandanti al Sabba: la "spontanea" confessione di Giovanni di Moimacco.

Secondo Ginzburg l’anno 1634, coincidente con l’inizio dell’azione giudiziaria contro Giovanni Sion di Moimacco, segna l’avvio dei processo di assimilazione dei benandanti agli stregoni, processo che si concluderà, come vedremo, nel 1650 con il drammatico epilogo del procedimento intrapreso nei confronti di Michele Soppe.

Dalla confessione che Giovanni renderà dapprima a fra’ Pietro Martire da Verona, un benedettino di Rosazzo al quale il benandante era stato condotto affinché questi lo confessasse e lo riportasse sulla retta via, e in seguito ripetuta in aula al vicario dell’inquisitore, fra Ludovico Siliani da Gualdo, emergerà una descrizione dei sabba tradizionale che Ginzburg giudica "la prima a noi nota in tutto il Friuli".

La rappresentazione dei raduni diabolici ai quali Sion confessa aver partecipato corrisponde infatti, nelle linee generali, pur con qualche contraddizione emersa durante l’interrogatorio, a quella ricorrente in tutti i trattati di demonologia…

(*)Dalla tesi di laurea in Sociologia del Diritto sostenuta il 10 dicembre 2004, presso l’Università di Bologna - Facoltà di Giurisprudenza - Anno Accademico 2003 – 2004. Relatore prof.ssa Stefania Pellegrini).

Laura Pavan
La chiesa di S. Maria della Purificazione di Portovecchio di Portogruaro, pp. 83-105

Il contesto storico. Fino a poco tempo fa una lunga e consolidata tradizione storiografica considerava la località di Portovecchio, situata lungo il fiume Lemene poco a nord di Portogruaro, un insediamento preesistente rispetto al comune capoluogo sorto più a valle intorno alla prima metà del XII secolo. Le testimonianze archeologiche documentano una presenza insediativa fin dall’epoca romana, nell’ambito del territorio centuriato di Iulia Concordia, lungo una delle grandi arterie stradali dirette verso il Nord Europa. Era generalmente accettata, e lo è tuttora per molti studiosi, l’ipotesi che agli albori del secondo millennio Portovecchio costituisse un punto di attracco e di transito commerciale lungo un’asse fluviale determinante per gli scambi tra la costa e l’entroterra, già conosciuto e utilizzato dai mercanti che successivamente fonderanno Portogruaro, il cui rapido sviluppo avrebbe determinato l’abbandono del "vecchio" porto a favore di quello nuovo, più comodo e funzionale.

Un recente studio, tuttavia, ribalta completamente questa interpretazione, anticipando al X secolo il costituirsi del borgo fortificato di Portogruaro intorno al castello vescovile e posticipando al 1140 la nascita del porto più a nord, successivamente denominato Portovecchio in seguito all’abbandono dovuto alla costruzione dei molini di S. Andrea che avrebbero impedito alle imbarcazioni di risalire il corso del Lemene fino a quel punto…

Renata Visintini
Malinconie, p.106

’O soi chì su le spiagje
le aghe mi lambis i pîs discòlz
provocânt une cjarèce languide…

Mauro Buligatto, Da nomi di luogo a cognomi (terza e ultima parte, pp. 107- 119

Continua e termina l’esposizione dei nomi di luogo divenuti in seguito cognomi personali.

Maria Teresa Corso
A proposito del cognome Fornezza, p. 120

Nel corso della ricerca sui cognomi di Marano, tra quelli scomparsi ho rilevato anche FORNEZZA, il quale deriva probabilmente da fornez, che indicava gli abitanti di Forni di Sopra. Una famiglia Fornezza, proveniente dalla Carnia, viveva a San Giorgio di Nogaro prima del 1692, in quella chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio, infatti, vi si trova la dedica: "Mistro Tomaso Fornezza di Cargna havuti li sacramenti di confessione, oglio santo, mori d’anni 60 circa". Nel XVIII secolo i Fornezza si trasferirono a Carlino e a Castel Porpetto per esercitare i mestieri di sarti. In quel secolo in Carnia l’attività tessile era sviluppata a livello industriale e diversi lavoratori camici erano diventati esperti conoscitori di stoffe al punto che i notai si servivano delle loro conoscenze per stimare le doti delle giovani spose. In tanti instrumenti dotali compaiono assieme al padre della sposa, allo sposo e al padre dello sposo…

Roberto Tirelli
Il referendum dei quattro comuni del portogruarese, pp. 121-122

Ancora una volta ci dispiace di avere avuto ragione. E‘ andato a finire male il tentativo per riunire al Friuli quattro Comuni del mandamento di Portogruaro. Chi ha organizzato il referendum del 26 marzo deve dire un "mea culpa" e non accusare a destra ed a manca, perché non si va a votare allo sbaraglio. Non è il passare amministrativamente al Friuli Venezia Giulia che crea automaticamente i friulani, ma è il "sentirsi" tali, non solo per lingua, ma anche per cultura, per tradizioni e radici. Si vota prima con la testa e poi con la scheda, ma se la testa non è preparata allora la gente se ne sta a casa e salta il quorum.

Facciamo una riflessione che da tempo volevamo fare, ma, per carità di Patria, non abbiamo finora fatto. Nel mandamento di Portogruaro per fare cultura friulana, per iniziativa del non abbastanza rimpianto Nelso Tracanelli, è stata prima la nostra Associazione "la bassa" che giustamente si chiama a difesa della friulanità dei Latisanese e del Portogruarese...

Gianni Strasiotto
"Marco Bruto" (Don Francesco Giacomini 1818 - 1894), pp.123-129

Nella zona Pramaggiore, Annone Veneto, San Stino, Pravisdomini, Chions, Pasiano sono ancor oggi diverse le persone in grado di raccontare qualche aneddoto relativo ad un singolare sacerdote, di cui si trovano poche tracce nei documenti ufficiali, ma entrato a far parte dei personaggi imposti dalla tradizione popolare. La prima ricerca su questa singola e figura, che le generazioni hanno fatto arrivare a noi col nome di "Marco Bruto" (al secolo don Francesco Giacomini) è stata realizzata da Maria Cristina Strasiotto, che ha scritto in un opuscoletto i racconti del nonno Antonio, cui ha fatto seguito la stampa di un secondo fascicolo, un po’ ampliato nella ricerca, grazie all’apporto di Luigi Zanin, pubblicato dall’Aifa di Pravisdomini nel numero unico "Natale dell'Anziano 1992"…

Aldo Morassutti
Due storielle: Bin Luche, L’assegnazione riservata alle anatre, pp.130-132

Bin Luche

Bin Luche passava ogni mattina, molto presto, all’alba, sotto le nostre finestre con la sua vacchetta.

Bin aveva gli zoccoli di legno con le suole con i chiodi. I brochis come usava allora. Non so decidermi se le albe d’inverno nella campagna friulana siano ancora più fredde che certe notti profonde, ma, se seguitiamo il filo dei nostri racconti notturni negli inverni ormai lontani, il leitmotif di ogni avventura (o disavventura) è il freddo, il gelo, l’aria pungente, la brina che inzucchera le foglie d’erba come una glassa luccicante che nessun pasticcere potrà mai eguagliare.

Noi tutti ricordiamo i fossi ghiacciati, la lama d’aria che sa di erba di fiume disseccata, la bora che piega i vincastri e si incanala nei fossati e fa schioccare con un suono secco i rami spogli e scuote le povere porte dei pollai...

Enrico Fantin
Un illustre scultore a Latisana: Lionello Galasso, pp.133-137

Il profilo del personaggio che intendo trattare in questo saggio è persona che da sempre, sin dai tempi in cui frequentavo le scuole medie, ho ammirato non solamente per le sue doti artistiche ma soprattutto per la sua grande umanità che da educatore sapeva infondere in noi studenti.

Si tratta del professor Lionello Galasso già insegnante di disegno nella locale Scuola serale di Disegno professionale e di educazione artistica alle Scuole Medie e noto ed affermato scultore.

Una persona molto amata dai suoi concittadini, non solamente per aver partecipato agli eventi più significativi delle nostre vicende paesane, ma per aver saputo cogliere il significato di ogni evento traducendolo in opere scultoree. Comunque queste pagine sono solo l’inizio di un altro lavoro più completo, che comprenderà le sue opere e che l’associazione ha nei suoi programmi...

Benvenuto Castellarin
Filastrochis e proverbius furlans su l’amôr, il matrimoni, e i fîs, cun cualchi coment, pp.138-144

I proverbius e li’ filastrochis publicats a son in part sintûts da la vive vôs di personis di Roncjis e di altris paîs da la Basse Furlane, e in part rigjavâts da la "Racolte di fiabis, filastrochis e proverbius furlans fate da la scuele elementar "Pietro Zorutti"di Roncjs ta l’an 1979".

Segnalazioni, pp.131-132

Consegnato il volume "San Paolo" ad una coautrice canadese. Volume consegnato a Bianca Berruti a Guelph - Canada dal nostro amico e collaboratore Gino Vatri.

Cunvigne su "Lenghis minoritariis e economie: Friûl e Catalogne a confront". La cunvigne si è davuelte ai 7 di dicembar dal 2005 a Udin. A cheste cinvigne al jere prisint il cosegretari Benvenuto Castellarin.

Ancje la Universitât de Tiarce Etât di Tisane e à recuardât il 3 di Avrîl Fieste de Patrie dal Friûl. Il recuart al è stât promuvût dal "docent" Benvenuto Castellarin, ienfri il cors "Uomini, tempi e lingua del Friuli".

Quarto convegno di Toponomastica locale. Branco di Tavagnacco 19-28 maggio 2006. A questo convegno è intervenuto il cosegretario Benvenuto Castellarin con un intervento su "Castellieri, tombe, cente e cortine rilevabili dalla toponomastica in alcuni comuni della Media e Bassa pianura friulana".

Recensioni, pp. 146-150

G. Strasiotto - G. Martinez, Don Giacomo Bianchini e l’esperanto. Cenni grafici; Eugenio Marin, Il Capitolo cattedrale di Concordia nella prima età moderna; Maurizio Buora, Presenze Romane nel territorio del Medio Friuli. 12 - Camino al Tagliamento; Eugenio Marin, L’Oratorio dei Santi Urbani ed Antonio di Cintello; Raffaele Pansini, Sinfonia di nitriti tra foglie di alloro.