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copertina numero 55 la bassa

la bassa 55

Articoli e saggi nella nostra rivista “la bassa/55” - dicembre 2007

In copertina:

Particolare della CARTA / FORI IVLII ACCURATA DESCRIPTIO dal “Theatrum Orbis Terrarum”, di Abram Oertel, Anversa 1573; Gli antichi molini di Sant’Andrea a Portogruaro (foto Laura Pavan).

Un friulano al servizio di Manzù

Dai ricordi di “Mido” Mauro, per vent’anni collaboratore del grande Maestro (pp. 5 - 32)

ANITA SALVADOR

Introduzione Ermenegildo Mauro, nasce nel 1928 a Campomolle di Teor (Ud), piccolo paese agricolo della Bassa friulana, che si trova a circa 30 chilometri da Lignano e altrettanti da Udine. Nel suo paese natale è conosciuto come Mido, mentre dove prestò servizio venne chiamato Mauro, con il proprio cognome. Dopo la Seconda guerra mondiale molte persone, anche dei nostri paesi, furono costrette a cercare altrove il modo di poter migliorare la misera condizione del lavoratore della terra. Emigrarono, magari in città italiane, dove l’industria iniziava a progredire e richiedeva manodopera. Per Mido, invece, l’emigrazione non è avvenuta per entrare a far parte dei tanti operai di qualche fabbrica, ma come autista; in due distinte famiglie, due grandi nomi che l’Italia può ben vantare di avere avuto................... Omaggio a Tracanelli a cinque anni dalla sua scomparsa.

La Bassa ed i suoi protagonisti in: “Il cian dal Parinel”. (pp. 33 - 37) NATASCIA BETTIN

Incredibile, umana e sempre attuale appare ai nostri occhi di lettori attenti l’opera letteraria di Nelso Tracanelli, poeta e scrittore friulano di San Michele al Tagliamento; portavoce leale di una realtà mutevole e paradossale, in cui temi nuovi e vecchi si rincorrono nei versi, nelle frasi, producendo situazioni nuove ma allo stesso tempo uguali tra di loro perché riconducibili ai tratti fondamentali del suo universo letterario. La lingua friulana sperimentata da Tracanelli ci rivela un mondo intimo e sommerso, che l’autore cerca di far emergere attraverso la magia della sua penna che attinge dall’inesauribile inchiostro del passato. E’ la Bassa veneto-friulana, tanto cara a Tracanelli, a trovare sempre nuova linfa vitale nei molteplici racconti in cui viene inserita..........

(1917-2007. NOVANT’ANNI DOPO CAPORETTO)

I ponti di Latisana (fine ottobre 1917) (pp. 38 - 44)
FERRUCCIO COSTANTINI

Premessa
............Interessante è la testimonianza di Ferruccio Costantini, allora ragazzino, nipote dello scultore Giovanni Costantini, che narra dei giorni della fine di ottobre del 1917 con la precipitosa fuga dei latisanesi al di là del Tagliamento. Il racconto, estratto da “Il Corriere del Friuli, n. 11, 1979”, è ricco di particolari ed è meritevole di una sua riproduzione nella nostra rivista. Seguono poi, per ricordare l’anniversario di Caporetto, tre articoli di Federica Ravizza.

Enrico Fantin

Dopo Udine e Palmanova, il luogo dove più mi piaceva andare era Latisana. Anche perché quella cittadina era senza porte, quindi non c'era il pericolo - per altro sempre sventato - di dover baciare la gobba della vecchierella. Mi ci portava il papà con la carrozza. Il viaggio era piacevole anche perché facevamo soste, per suoi affari: in mezzo ai campi dove la trebbiatrice innalzava tutt'attorno una nuvola sfavillante di pagliuzze d'oro; nel cortile di case coloniche, e subito ci facevano entrare e riempivano per noi gotti di Clinton, vino pesante il cui solo odore, tra quello della cimice e delle fragole selvatiche, mi rivoltava lo stomaco. «Bevi che ti fa sangue», mi esortava il contadino. I bambini mi guardavano di sotto in sù. Ovunque ce n'erano tanti, e mi meravigliavo che non giocassero.............

La Grande Guerra vista dalla Curia di Udine (pp. 45 - 47)
(Pubblicato su “Il Messaggero Veneto” il 26.03.2005)
FEDERICA RAVIZZA

Udine, novembre 1916: “Eminentissimo Principe, mi pregio di poter umiliare ai piedi dell’augusto pontefice due chéques, uno di £ 10.000 e l’altro di £ 2.000 della Banca d’Italia, per numero 12.000 sante messe”. Poi la lettera al segretario di stato cardinale Gasparri, prende una piega dissonante e mons. Antonio Anastasio Rossi, arcivescovo di Udine, prosegue segnalando il caso del sacerdote Giacomo Mansutti di Cesariis, “minus habens, pieno di boria vanitosa e di incorreggibile spirito di insubordinazione”. Cosa faceva di male don Mansutti? Spediva personalmente le offerte di Cesariis direttamente al Vaticano senza passare per il filtro della Curia..........

Letterati a contatto con l’inutile strage (pp. 48 - 50)
(Pubblicato su “Il Messaggero Veneto” il 25.05.2005)
FEDERICA RAVIZZA

Arturo Toscanini si imbatte in una banda reggimentale sul Monte Santo appena espugnato. Afferra la bacchetta e dirige di impulso un concerto di inni patriottici. E’ il 25 agosto 1917, una notte di luna e di furiosi bombardamenti; il concerto è una sfida al nemico vicino e suscita l’entusiasmo nella valle occupata dai nostri. Per questo Toscanini verrà insignito della medaglia d’argento al valore dal generale Capello. Trilussa, invitato a recitare alcune sue poesie per la truppa, rifiuta con una motivazione disarmante: ha paura delle bombe.........

La guerra raccontata da un Vescovo friulano a Papa Benedetto XV (pp. 51 - 53)
(Pubblicato su “Il Messaggero Veneto” il 14.02.2005)
FEDERICA RAVIZZA

Centoquarantasei lettere che iniziano “Beatissimo Padre…” e raccontano eventi politici, sociali e bellici, dal 15 giugno 1915 al 30 novembre 1918. Scritte di getto in un drammatico evolversi di fatti e di consapevolezza personale; lettere che eludono la censura militare ed integrano i bollettini di guerra, e si chiudono con una formula di rito: “proteso al bacio del sacro piede…” Luigi Vescovo di Padova.
Epistolario d’eccezione sia per i contenuti che per i corrispondenti: il Papa è Benedetto XV, il vescovo di Padova è mons. Luigi Pellizzo, nativo di Faedis che, grazie a questa sua doppia anima friulana e pastorale, è in grado di offrire informazioni uniche e tempestive ricevute dal teatro di guerra e che osserva dalla città divenuta sede del Comando militare.......

Un poeta di Tisanota emigrât in Brasil (pp. 54 - 58)
LUIGI CICUTTIN

I Tisanós pinsionâs me amîs e chei ch’a mi cognossin ‘a mi clámin Gigi, parsé che Gigi Sicutín o Gigi da li Selvis (LUIGI CICUTTIN) ‘a l’era me puôr nonu, e jó chi eri il prin fî mascju, par tradisîon, a’ vevin di batiami par fuarsa Gigi, no vi paria? Ades ‘i ai 67 ains, e la gran part dai dîs da la me pinsíon ‘i jú passi a TERESINA – Capital di un Stât da la Republica Federâl dal Brasil dolá chi soi emigrãt, no par fâ furtúna, ma pali circustansîs da la vita, ch’a a ti cápitin fórsit stabilidis da un Distin, ch’a al va dilâ da la nostra comprensîon......

Itinerario tra gli antichi molini ad acqua del Veneto orientale (pp. 59 - 66)
LAURA PAVAN

I - Portogruaro

Per ciò che ha rappresentato nella storia dell’uomo il molino è a tutti gli effetti un bene culturale, ovvero un frutto dell’esperienza umana intesa come risposta ad una serie di bisogni per soddisfare i quali l’uomo produce atti e manufatti di riconosciuta utilità. Fin dall’antichità classica l’invenzione del molino ad acqua, diffusosi su vasta scala a partire dall’XI secolo, è stata celebrata come un fatto di grande rilevanza economica e sociale che ha trovato, in seguito, svariate applicazioni.....

Le disavventure carcerarie di Giovanni Cozzi (pp. 67 - 68)
ROBERTO MOSCHION

Nel 1850 Giovanni Cozzi di Travesio (PN) aveva scelto di emigrare a Trieste per svolgere l’attività di facchino. Ma appena arrivato in quei luoghi egli commise dei reati per cui venne espulso per sempre dalla città.
Il Cozzi, senza tener conto del provvedimento di espulsione, ritornò a Trieste ma fu nuovamente catturato e poi condannato alle severe pene previste per i recidivi…

La Diocesi di Caorle e la sua soppressione (pp. 69 - 84)
PAOLO FRANCESCO GUSSO

Duecento anni fa, l’11 gennaio 18071, un decreto napoleonico sopprimeva la plurisecolare diocesi di Caorle, e già il 18 settembre l’ultimo suo vescovo Giuseppe Maria Peruzzi (dal 1795 al 1807) veniva trasferito a Chioggia. Successivamente, la Bolla papale di Pio VII De salute Dominici gregis del 1 maggio 1818 dava definitiva conferma al Decreto e aggregava Caorle al Patriarcato di Venezia.
Ripercorriamo ora in breve la storia di questa antica diocesi. L’origine del vescovado di Caorle non ha una datazione certa, ma, sicuramente, risale al periodo alto medioevale di formazione del Castrum Caprulense (VI-IX secolo)....

Mons. Ettore Valoppi - Rabdomante (pp. 85 - 91)
GIANNI STRASIOTTO

Su “la bassa” n. 51, Roberto Moschion ha riportato una deliberazione del Podestà di Travesio dell’anno 1929, contenente un incarico per effettuare “delle opportune ricerche d’acqua al rev. don Ettore Valoppi…” (v. “Un prete rabdomante di S. Vito al Tagliamento”).
Don Valoppi fu un rabdomante famosissimo, attivo in quasi tutte le regioni italiane ed anche in Africa. Fu sicuramente in Tripolitania ed in Abissinia, sbalordendo le autorità ed i coloni, quando trovava l’acqua nei luoghi più aridi e la faceva zampillare....

Personaggi al servizio della comunità:
L’artista Renato Glerean (pp. 92 - 96)
ENRICO FANTIN

La mia antica passione per il disegno e la pittura mi portarono da giovane a partecipare a diversi concorsi di pittura “ex tempore” in varie località. Ebbi così l’occasione di conoscere sia affermati pittori sia altri giovani appassionati come me a questa nobile arte.
In queste circostanze conobbi anche Renato Glerean, classe 1951, più giovane di me e frequentante i primi anni dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Constatai subito le sue spiccate doti di disegnatore e mi colpirono assai i colori nelle tele....

Ricordo di un ambiente naturale scomparso:
i prati stabili (pp. 97 - 98)
ANTONIO BELTRAME

Scavando nella montagna dei ricordi dei miei settantanove anni penso alla campagna e all’ambiente, dai tempi della mia gioventù fino agli anni Cinquanta, del paese dove sono nato e vivo: Canussio di Varmo. La piccola frazione era, come tutti gli altri paesi limitrofi, quasi un’isola in un mare verde: boschi, vigne, siepi, filari di gelsi, prati… com’è cambiato tutto! I boschi sono ormai delle sparute isolette tra il mais e la soia, i gelsi fanno parte della memoria, e i prati? … tutti arati!....

Progetto per la costruzione di un nuovo edificio ad uso palazzo municipale di S. Vito al Tagliamento (dell’arch. Domenico Rupolo) (pp. 99 - 102)
PIETRO CEOLIN

Non è certamente nostro intento, parlare dell’insigne architetto Domenico Rupolo (Nota) e delle sue opere realizzate un po’ dovunque; ma bensì di far conoscere un suo progetto, non concretizzatosi sicuramente per mancanza di fondi, e che tuttavia riteniamo interessante ed oltretutto inedito, pur mancante dei prospetti purtroppo andati dispersi....

Il distretto agro-alimentare della Bassa (pp. 103 - 104)
ROBERTO TIRELLI

Le sorti dell'agricoltura nell'area della Bassa Friulana sono tuttora incerte. Non sufficiente remunerazione dei prodotti e disaffezione degli addetti hanno creato le condizioni per far vedere una prospettiva tutt'altro che allegra: la fine della coltivazione dei campi come creazione di reddito che si accompagna al complessivo degrado dei terreni.
Il rilancio del comparto agricolo nella Bassa Friulana è importante come proposta di sviluppo economico complessivo al momento in cui la stagione delle industrie sembra tramontare come conseguenza di un processo di de industrializzazione ben più ampio di quello locale....

Memoreant i timps: ôcjis e ocats di une volte (pp. 105 - 111)
TONI ADAMI

Forsit no ducj ai san che in plene ete de civiltât contadine-agreste, intai agns 1950/60, in te Basse ch’o ài cognossût jo, rivant a Palaçûl de Stele e dulintor, da Çurçuvint Disot da Cjargne, pe precision 1952 prins ’53, e a si vares cjatât dome al centri dal piîs cualchi biele cjase di “bacanats”, parons da vieri di cjamps e prâts e vignai tant momenâts, no dome “vin di Tisane” ma vin dai Amarùts, Blancjade, Vile Carli-Bûse dal Cont, Tegnude Regjine, Volpares, Marianis, par nomenâ nome cualchi lûc dopo la ferade di Vie Barêt e daspò l’aghe de Pantidiele....

Individuazione di alcuni proprietari di case a Marano nel 1700 (pp. 112 - 115)
MARIA TERESA CORSO

Una farmacia in BORGO SUS, oggi Via Sinodo, e sparsina, scove, e mastei in BORGO IMPERIALE, oggi Piazza Marii.
Come si fa a sapere chi abitava nel Settecento in quella tal casa entro le mura della fortezza di Marano?
Gli atti rogati dal notaio Angelo Angellini, depositati nell’Archivio di Stato di Udine, nell’ultimo trentennio del Settecento, confrontati e incrociati con il Catasto Napoleonico del 1811, individuano alcuni edifici che furono allora oggetto di compravendita....

Dati sulla popolazione e sulle abitazioni dei comuni della Bassa friulana occidentale emersi dal censimento generale del 2001 (pp. 116 - 136)
ROBERTO SCLOZA

Per Bassa friulana occidentale, in questa sintetica disamina, intendiamo riferirci ai pianeggianti nove comuni - con le rispettive frazioni (citate tra parentesi) - del mandamento di Latisana e cioè: Lignano Sabbiadoro, Muzzana del Turgnano (Casali Franceschinis), Palazzolo dello Stella (Modeano, Piancada), Pocenia (Paradiso, Roveredo, Torsa), Precenicco (Casali Titiano), Rivignano (Ariis, Flambruzzo, Sella, Sivigliano), Ronchis (Fraforeano), Teor (Campomolle, Chiarmacis, Driolassa, Rivarotta) e, ovviamente, Latisana, riconosciuta ufficialmente ‘città’ con decreto del Presidente della Regione n° 151/2004, gemellata nel giugno 2005 con la cittadina austriaca di Reichenau an der Rax, (Aprilia Marittima alias Latisana Mare, Bevazzana, Gorgo, Latisanotta, Pertegada), nonché ai nove comuni contermini:...

... me pareva de esse tornò fiòl (pp. 137 - 139)
BRUNO ROSSETTO DORIA

Pena che la Luisa la me ga contò che so fio Nicolò e i so amighi ziogàndo a fa i pescaùri i veva ciapò un bisato drento la nassa, vedendo col pensièr come che i podeva velo ciapò, me pareva come de tornà fiòl, parché anca mì de fantulìn zioghevo quel zogo là. In quela volta no gereva gnancora fate le case oltra el ponte de le saline, e caminando pa la strada par ndà a San Vio, co pusèvo i oci su la velma del canàl Maran, vedevo senpre un stràe de sìevuliti....

Strategie familiari nel XVII secolo. I nobili fratelli Gio Vincenzo, Horatio e Girolamo Panigai (pp. 140 - 146)
ALBERTO PRELLI

I tre fratelli Gio Vincenzo, Girolamo e Horatio Panigai erano figli di Marzio e Porzia di Valvasone. La loro storia si divise all’alba di quello che per molti rampolli di famiglie nobili friulane fu un momento cruciale: la Guerra Gradiscana.
Gio Vincenzo (1594 - 1624) nell’aprile del 1615 era in procinto di partire per Graz, “dove era stato recevuto al serviggio della Maestà dell’Imperatore Ferdinando, all’hora Arciduca”1 d’Austria. Ma le avvisaglie della guerra gli ricordarono interessi e fede verso le bandiere di San Marco. Così in quel fatidico anno, “d’età maggiore, che non eccedeva l’anno vintesimo primo”, entrò al servizio della Repubblica Veneta......